Tour tra Borghi e Castelli


Bisaccia: il Castello Ducale e il Museo Archeologico

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Il Castello Ducale di Bisaccia sorge su uno sperone del monte Calvario. Fu costruito dai Longobardi intorno alla seconda metà dell’VIII secolo. Le prime notizie storiche risalgono al 1077, in un atto di donazione viene citato un certo “Riccardo barone di Bisaccia” in qualità di proprietario del feudo. I Longobardi governarono Bisaccia fino all’arrivo dei Normanni guidati da Roberto d’Altavilla. Distrutto dal sisma del 1158 fu ricostruito verso la fine del XIII secolo da Federico II di Svevia. Fu la volta degli Aragonesi e nel 1462 Bisaccia passò a Isabella, moglie di Federico d’Aragona. Verso la fine del ‘500 il Castello di Bisaccia appartenne a Giovan Battista Manso, amico del celebre poeta Torquato Tasso, che vi soggiornò nel 1588. Ultimamente è stato inaugurato un museo che mostra vari reperti archeologici tra cui quelli della “Tomba della principessa di Bisaccia”, riferibile all’età del Ferro (fine IX-VII secolo a.C.). La “Tomba della principessa” si distingueva dalle altre soprattutto per il prezioso corredo, impreziosito di ceramiche di valore e gioielli, elementi che indicavano una persona di alto rango.

Capriglia Irpina: il Castello Carafa

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La prima menzione di un Castello a Capriglia risale al X secolo. Nel corso dei secoli il castello è appartenuto a numerosi feudatari tra cui Ottimo Caracciolo, Niccolò d’Aquino e Maddaloni Diomede Carafa. Edificato in posizione strategica a guardia dell’importante via di comunicazione che da Avellino portava a Benevento. Nel corso del XVI secolo la famiglia Carafa fece costruire sulle rovine del Castello Medievale un palazzo residenziale.

Gesualdo: il Castello e il borgo medievale

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Il castello, ubicato in posizione elevata e di grande valore strategico sulla sponda settentrionale del Fredane, venne fatto costruire dai Longobardi e divenne una delle massime fortezze dell’Irpinia. Ai piedi del maniero si formò progressivamente l’abitato, di cui si ha notizia per la prima volta in un documento del 1078, quando ne era signora Gugliemo di Gesualdo. Dopo varie vicissitudini passò al Principe di Venosa Carlo Gesualdo. Uomo del Tardo Rinascimento, ricordato nella storiografia locale per essere stato il mandante del duplice omicidio della giovane moglie Maria d’Avalos e del suo amante Fabrizio Carafa. Protetto da uomini influenti e per sfuggire alla vendetta dei parenti della moglie e dell’amante brutalmente uccisi, si rifugiò nel Castello di Gesualdo, dove si dedicò alla musica componendo negli ultimi anni della sua vita numerosi madrigali. Il maniero fu trasformato da quest’ultimo in una sontuosa residenza gentilizia in occasione dell sue second nozze con Eleonora d’Este. Il castello allo stato attuale è caratterizzato da pianta rettangolare con torri cilindriche, balconi e finestre realizzati in epoca ottocentesca.

Grottaminarda: il Castello d’Aquino

 L’imponente maniero sorge a      un’altitudine di circa 453 metri a  guardia della valle attraversata  dal  fiume Ufita. Nel corso dei secoli è  appartenuto  alle varie famiglie  feudatarie che si  sono succedute  nella zona come i  d’Aquino da  cui  prenderà il nome.Landolfo d’Aquino   lo ottenne nel 1229 e il Castello  fungerà da simbolo del suo potere. Fin dalla sua costruzione nel XII secolo, il maniero ha subito diversi restauri e rifacimenti rendendolo sempre più adatto a proteggere il paese dagli attacchi dei nemici. Recentemente restaurato, oggi il Castello ricorda nella sua imponenza, il grandioso lavoro di quegli uomini che nel corso del dodicesimo secolo contribuirono alla sua edificazione erappresenta sicuramente uno dei monumenti più affascinanti dell’Irpinia. Oltre a essere un bellissimo luogo da visitare, il Castello è anche sede dell’interessante Museo Antiquarium e ospita la Biblioteca. Il museo conserva reperti preistorici come frammenti di felce o ceramica d’impasto; repertiromani come la testa di un noto personaggio maschile dell’età imperiale I sec. dopo Cristoche fu ritrovata nel giardino del Castello; vi è anche una sezione moderna con cartoline datate tra il 1900 e il 1925 e la mostra documentaria sull’illustre sacerdote Pietro Paolo Parzanese.

Grottolella: il Castello Macedonio

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La prima notizia ufficiale del luogo risale alla metà del XII secolo, nel documento si legge che il forte fu assediato e distrutto dalle truppe guidate da Ruggiero II il Normanno.Il Castello venne costruito su una preesistente roccaforte longobarda nella seconda metà dell’ XI secolo.Nel 1650 fu trasformato dai feudatari dell’epoca i “Macedonio” in una sontuosa dimora gentilizia.Il Castello si erge a dominio del vecchio borgo sulla valle attraversata dal torrente di San Giulio ed è attualmente ben conservato e abitato.

 Lapio: il Castello-Palazzo Filangieri

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La prima notizia sull’esistenza del Castello Filangieri di Lapio è del 1130 quando Ruggierocompì un atto di donazione in favore del monastero di Montevergine.Il Castello da difesa militare del borgo medievale venne trasformato dai Filangieri in residenza.Nel corso degli anni il maniero è stato ulteriormente modificato: gli interni sono stati suddivisi in numerose stanze.Del forte di età normanna oggi resta solo una torre quadrangolare. Nel Castello si accede attraverso un portale maestoso ad arco del XVI secolo, sormontato dallo stemma della famiglia Filangieri. All’interno si possono ammirare gli splendidi affreschi del ‘500.Il Castello in tempi brevi sarà restaurato per restituirlo ai numerosi visitatori che ogni anno la cittadina di Lapio ospita.

Il Castello Lancellotti di Lauro

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Il centro di Lauro sorge su un colle chiuso tra le pendici occidentali del Monte Faito e la catena montuosa del Pizzo d’Alvano. Il paese di Lauro è rinomato per il maestoso Castello feudale dei Lancellotti, costruito su un pianoro roccioso in posizione panoramica agli inizi dell’XI secolo. Il maniero è il monumento simbolo di Lauro, non solo per il suo valore artistico, ma soprattutto per l’importanza storica.Il primo documento scritto in cui si parla del centro risale al X secolo: vi si parla di un certoRaimundo signore del “Castel Lauri”. Nell’anno 1278 la contea passò alla nobile famigliaDel Balzo, successivamente agli Orsini e ai Pignatelli e infine nel 1632, la contea venne aquistata dalla famiglia Lancellotti, attuali proprietari. Il Castello era rimasto quasi del tutto distrutto a seguito del terribile incendio che lo avvolse la notte del 30 aprile 1799 appiccato dalle truppe francesi, intervenute a sedare una locale rivolta degli antirepubblicani. Riedificato nel 1872 dal principe Filippo Lancellotti in un’architettura in cui si alternano elementi in stile gotico, rinascimentale e barocco. La Torre principale supera i sedici metri in altezza, era usata come ultima difesa in caso di attacco. Assai caratteristico è il cortile interno, dopo il portale d’ingresso, con una fontana e materiale architettonico d’epoca romana. Dal secondo cortile si può accedere alla graziosa cappella privata dei Lancellotti.
Il fortilizio è tuttora considerato uno dei complessi difensivi meglio conservati dell’intera regione.

Castello di Montefalcione

 Montefalcione è ubicato su di un colle a 560 metri di altitudine. Con la conquista longobarda, fu costruito il forte nel punto più alto dell’abitato che si sviluppò ai piedi del Castello costituendo il primo nucleo dell’attuale paese. Presso il forte si accampò il conte di Ariano Giordano quando questi era in conflitto con il conte di AvellinoRainulfo, suo acerrimo nemico. Nel 1150, signore del Castello era il normanno Torgisio de Montefacione, a cui succese il figlio Andrea e infine Torgisio II quale ultimo membro di questa casata. Quest’ultimo osò ribellarsi al re di Sicilia, Manfredi di Svevia, che per punirlo lo fece accecare e costrinse più tardi Filippa, moglie di Torgisio II, a sposare il tedesco Corrado de Bruhlein a cui il paese fu portato in dote. L’impianto originario della fortezza di età longobarda non è più individuabile. Infatti, nel corso dei secoli, è stato rimaneggiato da ogni successivo possessore. Allo stato attuale il Castello è stato diviso in stanze ed è abitato. La muratura originale è stata ricoperta dall’intonaco. Visibile nel lato orientale la Torre Normanna a pianta circolare. Montefalcione è noto anche per essere stato teatro, nei primi anni dell’unità d’Italia, di una strage perpretata da parte delle truppe piemontesi sulla popolazione inerme.