La Verde Irpinia


Per Vivere l’Irpinia attraverso itinerari, eventi e sapori, con l’accoglienza e le emozioni di una terra che svela lentamente la sua speciale anima.”
In una delle province più belle d’italia (Avellino), un territorio da visitare per scoprire le ricchezze delle zone interne “cuore della Campania”. Le peculiarità del territorio possono soddisfare le esigenze del viaggiatore, sia esso turista che residente, attento alla qualità della vita, alle eccellenze ed alle tipicità. La pace, la tranquillità, l’ordine, la ricettività, l’ottima qualità del cibo e del vino, l’accoglienza di un popolo ospitale, contraddistinguono questa terra tutta da scoprire.
Un week-end in Irpinia da vivere in qualsiasi periodo dell’anno perchè ogni stagione ha un suo particolare fascino, un suo prodotto tipico, un suo evento, una sua tradizione. Un week-end, ma anche più giorni, a contatto con la natura, l’arte, le tradizioni e l’enogastronomia, le terme, la cultura, l’archeologia; la tranquillità di luoghi in cui sentirsi più vicini alla natura incontaminata e rilassarsi tutto l’anno, un patrimonio storico archeologico, musei, castelli ed il folklore sempre acceso da feste popolari, racconti e ballate. Non ultimo l’invito alle tavole imbandite con il calore della nostra gente e la qualità e l’autenticità della nostra enogastronomia di qualità e certificata (DOCG, DOC, DOP, IGP, IGT).

Santuario di Montevergine

La Basilica Cattedrale

La costruzione, opera dell’architetto romano Florestano di Fausto, iniziata nel 1952, fu aperta al culto nel giorno dell’ascensione del 1961. È uno stile romanico modernizzato, a tre navate. Nella sua semplicità e purezza di linee architettoniche è un vero monumento di fede e di arte, in fondo alla navata centrale, sotto il tiburio, si apre l’ampio Presbiterio, fiancheggiato in alto, da due matronei e dal maestoso organo. Sotto, il semplice e moderno Coro in legno di noce e radica di olivo. Addossato alla parete di fondo si innalza il monumentale Trono dove è collocata la taumaturga immagine della Madonna. È una bellissima pittura, su due tavoloni di pino, della fine del sec. XIII: una delle più belle immagini di Madonne italiche. L’opera è comunemente attribuita a Montano d’Arezzo, pittore della corte angioina. Il Trono si compone di marmi pregiati policromi, antichi e moderni, e di statue e bassorilievi di bronzo, su uno sfondo di mosaico monocromo, opera di J. Hainal.

L’abbazia

L’origine ufficiale del Santuario di Montevergine risale alla consacrazione della prima chiesa nel lontano 1126. Tuttavia l’ascesa di Guglielmo al monte era di qualche anno precedente. Su quelle cime impervie il Santo era andato cercando un luogo solitario per raccogliersi in preghiera, ma fin da subito la sua fama e le sue virtù attrassero sul monte uomini e donne, discepoli e sacerdoti desiderosi di servire Dio sotto il suo magistero. La nascita del Santuario fu quindi alquanto spontanea, Guglielmo non aveva mai pensato a una propria organizzazione monacale. Eppure in poco tempo le persone sopravvenute sul monte per seguirlo, avviarono un’intensa attività edificatrice, cosicché furono presto pronte le prime celle per i religiosi e una piccola chiesetta. Si trattava in verità di umili capanne tenute in piedi con un po’ di malta e fanghiglia, sufficienti comunque a dare l’idea di una sorgente comunità religiosa sotto la guida del Santo. Lo stesso afflato religioso che spontaneamente aveva riunito attorno alla figura di Guglielmo una prima comunità monastica, fu alla base della scelta di dedicare la primitiva chiesa alla Madonna. Al di là di alcune credenze popolari che hanno voluto legare l’origine del Santuario a un’apparizione della Madonna, si può dunque affermare che fu proprio lo spirito ascetico mariano di San Guglielmo e dei suoi discepoli a fare in modo che sulle cime del monte Partenio si elevasse un faro di devozione alla Santa Vergine Madre di Dio. Da allora lo scopo principale della nuova famiglia monastica fu quello di servire Dio mediante la devozione alla Madonna, che i discepoli di Guglielmo presero ben presto a diffondere in tutta la Campania e nelle regioni adiacenti, organizzando numerosi pellegrinaggi verso la loro casa madre. La devozione mariana fu concepita dai bianchi figli di Guglielmo come la via più efficace per inserirsi nel mistero della Trinità di Dio e della redenzione operata da Gesù. Il motivo fondamentale del faticoso viaggio e dell’aspra salita alla chiesa di Santa Maria di Montevergine, delle prolungate preghiere e delle offerte dei credenti, divenne l’invocazione della potente intercessione della Madonna per ottenere la misericordia di Dio. Fu così che Montevergine si trasformò presto nel Santuario mariano più famoso e visitato dell’Italia Meridionale, e i pellegrinaggi assunsero la loro specifica caratteristica.

L’immagine della Madonna

La Madonna è raffigurata seduta in trono, tra le sue braccia tiene amorevolmente Gesù Bambino, il quale a sua volta è seduto sulla gamba sinistra della Madre. La mano destra del Bambino tiene il panneggio del manto della Madonna all’altezza del seno. Il capo della Madonna come quello del Bambino sono aureolati, però solo il capo del Bambino risulta ancora avere la corona d’oro donata dal Capitolo di San Pietro in Vaticano nel 1712; l’immagine della Vergine ne è stata privata dal furto sacrilego del 1799. Alcuni angeli contornano la Sacra Immagine della Madonna e nella parte superiore, ai lati del trono, troviamo due piccoli medaglioni all’interno dei quali era conservato “il latte materno della Vergine” e nell’altro un frammento del suo velo. Sul fondo del quadro vari rombi di ottone contengono i gigli angioini. Osservando il quadro appare subito chiara ai nostri occhi la differenza tra le figure del Bambino e degli angeli, e quella della Madonna. La sua regale rappresentazione sembra volerne riconoscere a pieno titolo l’importanza, attorno alla quale ruota lo spirito di devozione che anima i monaci e in particolar modo i pellegrini che giungono al Santuario. È Lei la vera protagonista, il suo sguardo dolce rapisce e dona un indicibile senso di pace. La Madonna di Montevergine originariamente nasce come ritratto e viene successivamente completata la sua immagine, se ne ha avuto riscontro durante il suo restauro quando furono scoperte sotto il primo strato tracce di pittura precedenti. I primi cambiamenti il quadro li subisce nel 1661, quando sul capo della Vergine e del Bambino vengono poste due ulteriori corone oltre a quelle già esistenti; nel 1712, ne vengono collocate addirittura tre, mentre nel 1778 furono poste delle lamine dorate intorno al trono. Dopo il furto della notte tra il 17 e il 18 maggio del 1799, l’icona della Vergine fu vistosamente ornata di larghe collane di ottone dorate e di pettiglie che crearono non pochi problemi per la loro rimozione durante il restauro nel 1960 realizzato ad opera del Laboratorio di Restauro della Soprintendenza alle Gallerie e alle Opere d’Arte della Campania. Oggi è possibile visionare tali oggetti nel “Museo dei Cimeli storici di Montevergine”. Nella Basilica Nuova e più precisamente nella Sala di San Guglielmo sono conservati gli ex-voto che nel corso degli anni i monaci fecero applicare direttamente sull’immagine, per esaudire il desiderio dei fedeli che di anno in anno offrivano voti alla Madonna. Le varie leggende, i miracolosi ritrovamenti, le grazie e i miracoli concessi dalla Madonna contribuiscono a conferire a questo luogo di pace e di preghiera una luce affascinante e misteriosa, che spinge ormai da molti secoli numerosi fedeli in devoti pellegrinaggi, soprattutto in occasione delle principali celebrazioni delle feste mariane.

Palazzo Abbaziale Loreto di Montevergine

L’attuale palazzo sostituisce un complesso monastico più antico – raso al suolo dal terremoto del 29 novembre 1732 – risalente ai primi decenni del XII secolo e legato all’arrivo sulla cima del monte Partenio di Guglielmo da Vercelli, un pellegrino proveniente dal nord e diretto verso la Palestina. In brevissimo tempo si propagò ovunque la fama del giovane eremita che viveva su Montevergine in assoluta solitudine; raggiunto da molti altri giovani che, come lui, aspiravano ad una vita di puro ascetismo sotto la Regola di San Benedetto iniziarono a costruire una chiesa sul monte, la cui consacrazione avvenne nel maggio del 1126, il giorno della Pentecoste: è questa la data da cui si fa iniziare la plurisecolare vita della Congregazione dei monaci di Montevergine detti appunto Verginiani, i quali si ispirarono alla famosa regola benedettina “Ora, lege et labora”. 
L’antica farmacia
Tuttavia, la rigidità del clima e la dieta ferrea imposta da Guglielmo agli altri monaci (era vietato mangiare carne, uova e latticini) costrinsero i religiosi a trovare un luogo più mite per mettere su un’infermeria e prestare un’adeguata assistenza sanitaria ai deboli, agli anziani e agli infermi. La scelta cadde su una località della valle di Mercogliano dove il palazzo abbaziale è situato ancora oggi.
Il palazzo, visitabile limitatamente al pian terreno, ospita:
  • la Biblioteca statale di Montevergine che raccoglie circa 200.000 volumi;
  • un’antica farmacia contenente oltre 300 vasi di maiolica dipinti a mano;
  • un archivio di circa 7.000 pergamene;
  • la Premiata Fabbrica di Liquori dei Padri Benedettini di Montevergine;
  • una cantina;
  • tre arazzi fiamminghi del XVIII secolo.

Il Monte Terminio

Il Terminio (1.806m) è una montagna dei monti Picentini, nell’Appennino campano, nei comuni di Montella e Volturara Irpina, inprovincia di Avellino che rientra nel Parco regionale Monti Picentini. Dopo il monte Cervialto e il monte Polveracchio è la terza vetta più alta della catena picentina.
La vetta raggiunge l’altitudine di 1.806 m s.l.m., salendo la Strada Statale 574 inversamente, cioè da Montella, s’incontra il Passo Cruci (m. 980) e successivamente si toccano le località Fosse Giunte e Tasso e la Piana del Pizzillo fino a raggiungere la Piana di Verteglia (m. 1230) dominato a sud dal Monte Cercetano e dal Monte Savoceta. Nella piana si trovano un caseificio e un’antica chiesa trasformata nel Rifugio Principe di Piemonte, inoltre la piana è ricoperta da faggi e da pascoli estivi alimentati da risorgive come quelle di Candraloni (m. 1350), della Madonna (m. 1150), dei Cavalli, degli Uccelli e delle Acque Nere, le acque delle risorgive precipitano nei numerosi inghiottitoi come quello della Bocca del Dragone (Vedi Sotto).

Percorsi

Dal Rifugio Principe di Piemonte si possono raggiungere, sempre seguendo la statale, la Piana delle Acque Nere ad è alimentata dall’omonimo corso d’acqua, nella vasta piana destinata principalmente al pascolo, ci sono un ricovero per i pastori e ancora un caseificio, a pochi passi si apre la Grotta dei Candraloni, un inghiottitoio dove precipitano le acque dell’omonimo ruscello.
Nella località Acqua degli Uccelli si giunge al bivio della diramazione della statale dove si raggiunge dopo circa 3.800 metri di percorso la piana di Campolaspierto (m. 1280), dove esiste un maneggio e un campo pic-nic (esistente su tutti versanti del monte).
La cosiddetta “Bocca del Dragone”, un esempio di fenomeno carsico a 670 m di altitudine, costituisce uno degli inghiottitoi che convogliano, attraverso le falde del sottosuolo, le acque meteoriche verso le sorgenti di Serino.
Il panorama che si gode dalla vetta, fino alle coste del Salernitano e al Vesuvio e la ricca vegetazione nelle piane, ne fanno una meta turistica per gli innumerevoli sport invernali che si svolgono su di esso.

Il lago Laceno

Laceno è una frazione di Bagnoli Irpino, in provincia di Avellino, in Campania.
La località ospita una stazione sciistica con circa 18 km di piste da sci, anche con innevamento artificiale, un lago omonimo di origine carsica, l’ingresso facilitato per la visita alle Grotte del Caliendo ed è punto di partenza per gli appassionati di trekking verso le cime circostanti. Offre la possibilità unica di ammirare il mar Tirreno sciando, perché la vetta è affacciata sul golfo di Salerno.
Il Laceno (detto anche Piano Laceno) è sito su un altopiano a circa 1050 metri sul livello del mare, ai piedi del Monte Cervialto, non molto distante da Montella e dagli Altopiani di Verteglia e dal Monte Terminio. L’abitato della frazione, composto prevalentemente da alberghi, ristoranti, ville e residences, sorge attorno al lago omonimo. È circondato da un’area boschiva prevalentemente di coniferee fagacee. La località è attorniata da varie cime: la più alta è il Monte Cervialto con 1810 m di altezza, seguono il Monte Rajamagra con 1667 m, il Monte Cervarolo 1558 m e Montagna Grande con 1509 m.
Distanze di Laceno in linea d’aria dalle sedi dei comuni limitrofi in km: Bagnoli Irpino 4.3, Montella 8.6, Acerno 8.9, Nusco 9.1, Caposele9.6, Calabritto 9.6, Lioni 10.1, Senerchia 10.8, Inoltre dista da: Avellino 29, Salerno 32 e Napoli 72. Oltre alla strada per Bagnoli, dalla frazione si dipartono altre strade di montagna che, attraversando il territorio del parco dei Monti Picentini, portano aMontella, Acerno (SA), Lioni, Calabritto, Senerchia, Caposele e Nusco. È facilmente raggiungibile da varie parti del sud e centro Italia.
La particolare conformazione dell’altopiano fa sì che spesso accada che nella zona del lago ci siano prati verdi, mentre sulle piste sciistiche ci sia neve abbastanza da poter sciare liberamente. Ciò accade per la particolare esposizione verso nord e i fitti faggetiche nella zona delle piste non permettono al sole di penetrare e sciogliere la neve. La particolare forma “a conca” dell’altopiano fa inoltre sì che si verifichino forti inversioni termiche nell’altipiano in tutte le stagioni, soprattutto nelle nottate serene e con calma di vento, con picchi di temperature minime che, nei mesi invernali, possono addirittura raggiungere i -20 °C.